L’ABC dell’Eurovision Song Contest
Tante curiosità sulla manifestazione musicale più amata d’Europa svelate anche dall’esperto Giovanni Patti.

#ESC, è un grande evento musicale internazionale a cui partecipano Paesi di tutta Europa e oltre. Ogni Paese presenta una canzone originale e poi tutti gli altri votano per le loro preferite. È uno spettacolo pieno di musica e un sacco di emozioni. Ad ogni edizione non mancano le esibizioni kitsch che danno quel tocco di colore folkloristico all’evento. Ogni nazione partecipa tramite anche l’emittente televisiva di origine, e per l’Italia è, naturalmente, la RAI che sceglie il proprio concorrente tramite la vittoria al Festival di Sanremo.
La prima edizione si è tenuta nel lontano 1956. Da allora, è diventato uno degli eventi televisivi più longevi al mondo, lanciando la carriera di artisti famosi come gli ABBA e Céline Dion.
Quest’anno, l’Eurovision si terrà in Svizzera, alla St Jakobshalle di Basilea, dal 13 al 17 maggio 2025, poichè l’anno scorso è stato proclamato vincitore un artista svizzero, Nemo, con la canzone The Code. Con questa, è la terza volta che la Svizzera ospita il concorso.
Ecco alcune notizie importanti sull’edizione 2025:
Le semifinali si terranno martedì 13 e giovedì 15 maggio, e la finalissima sarà sabato 17 maggio 2025. Le serate saranno presentate da Hazel Brugger, Michelle Hunziker e Sandra Studer. Quest’anno ci saranno 37 paesi in gara, dato che la Moldavia si è ritirata.
Il nostro rappresentante è Lucio Corsi con la canzone Volevo essere un duro. Si esibirà durante la prima semifinale, ma non in gara, subito dopo il Belgio e prima dell’Azerbaigian.
Al momento, i Paesi con più possibilità di vittoria secondo i bookmakers sembrano essere la Svezia con KAJ e la canzone Bara bada bastu, seguita dall’Austria con JJ e Wasted Love e dalla Francia con Louane e Maman, ma sappiamo che le sorprese sono sempre dietro l’angolo. La novità di quest’anno è data dal fatto che le semifinali e la finale saranno trasmesse in diretta anche nella lingua dei segni svizzera (tedesca, francese e italiana), per permettere a tutti di godersi lo spettacolo.
L’Eurovision è soprattutto una festa della musica e della cultura, un momento in cui tanti Paesi si uniscono per celebrare la creatività e il talento. Sarà sicuramente un’edizione emozionante anche quella di quest’anno.
Per l’occasione abbiamo intervistato uno dei maggiori esperti di #ESC italiano Giovanni Patti.

Giovanni Patti, classe ’75, nato a Bologna da genitori siciliani, vissuto la maggior parte della sua infanzia tra Algeria e Mozambico per spostamenti di lavoro della famiglia. Tornato in Italia all’età di 14 anni, si diploma al liceo classico e successivamente si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne, con specializzazione in portoghese ed una tesi sulla storia del musical e del teatro di rivista. La vita lo porta a lavorare in ambito di consulenza del lavoro, ambito nel quale riesce a costruire una sua fiorente carriera, ma il suo amore rimangono il teatro, i viaggi e le lingue straniere.
Lei è uno dei maggiori esperti dell’Eurovision Song Contest e curiosità’ e statistiche sono la sua passione. Se ci fosse stato ancora Lascia o raddoppia?, certamente ne sarebbe stato un campione. Come è iniziato tutto?
Era il 2005 ed ero in Portogallo a scrivere la mia tesi di Laurea. Vivevo con un musicista e diversi appassionati di musica, ed improvvisamente un fine settimana ebbi l’impressione che tutto il mondo intorno si paralizzasse. Non si parlava di altro che di Eurovision Song Contest. L’Italia in quegli anni non partecipava ed io non avevo ben chiaro di cosa si trattasse, tranne qualche vago ricordo dei vincitori di Sanremo, che ad un certo punto andavano all’estero a cantare. Un po’ per la mia indole curiosa, un po’ per la voglia di integrarmi, cominciai a chiedere cosa fosse e all’improvviso mi si aprì un mondo, dal quale sono stato travolto e fagocitato.
Sappiamo che ogni anno studia e realizza un manuale sull’#ESC.
Da diversi anni ormai organizzo una serata per la finale, affitto una sala, invito amici e conoscenti, cucino per tutti e preparo un manuale dell’evento. Con calma passo i mesi precedenti a scrivere le schede delle nazioni, a tradurre i brani, a cercare curiosità scoprendo ogni anno qualcosa di nuovo e di affascinante sui Paesi che partecipano. Con gli anni sono riuscito a coinvolgere sempre più persone; vedere qualcuno che apre il mio manuale per usarlo modello karaoke, o perché vuole capire cosa dica un determinato brano è una soddisfazione impagabile. Sentirmi chiamare da qualcuno l’anno successivo per sapere se organizzo ancora l’evento, o ricevere la richiesta di poter invitare altre persone, mi dice che in qualche modo sto riuscendo a trasmettere questa mia passione. Mi dispiace solo poi sentirne parlare in modo approssimativo in televisione, con tanta ignoranza a riguardo, ma è proprio per questo che mi viene ancora più voglia di farlo conoscere e di diffonderne il messaggio positivo. Col tempo ho poi scoperto l’esistenza di un fan club ufficiale, OGAE (Organizzazione Generale degli Amanti dell’Eurovision), che ad oggi conta più di 40 sezioni nel mondo, tra cui una chiamata “Resto del mondo”, e non si esagera quando si dice “del mondo”, le serate dell’evento riescono a convogliare contemporaneamente l’attenzione non solo dell’intera Europa, e dell’Australia (in gara dal 2015, ma la cui emittente televisiva trasmette l’evento già dal 1983) ma anche degli Stati Uniti, del Canada, dell’Argentina, del Cile…

C’è una canzone che le è rimasta impressa per vari motivi, di tutte le edizioni dell’ #ESC?
Sono diverse le canzoni che mi hanno lasciato il segno, diciamo che se penso allo stage la canzone per me più emblematica è You Are The Only One, presentata da Sergej Lazarev nel 2016 per la Russia, in quanto emblema della completezza artistica. Come brano che, invece, mi dà sempre un brivido potrei citare sempre nel 2016 Color of Your Life di Michael Szpack per la Polonia, oppure la magica Crisalide di Valentina Monetta per San Marino nel 2013. Ma poi ci sono tante canzoni che rimandano a curiosità del Paese che rappresentano e che permettono di scoprire tratti della cultura, ad esempio Apricot Stone di Eva Rivas per l’Armenia nel 2010, che usa le albicocche (prodotto simbolo della Nazione) per raccontare la propria storia, o la canzone Saudade, saudade cantata da Maro per il Portogallo nel 2022, il primo tentativo di spiegare in una canzone il vero significato di un termine tanto complesso per la cultura portoghese.
C’è una canzone italiana in concorso all’#ESC, sottovalutata che poteva arrivare più in alto in classifica e magari vincere?
L’Italia tendenzialmente riceve sempre un certo apprezzamento da parte sia delle giurie che del pubblico, sono pochissime le edizioni in cui siamo stati in fondo alla classifica. Uno di questi esempi è stata la partecipazione di Emma Marrone con La Mia Città nel 2014, dove la canzone forse avrebbe meritato di più, ma è stata penalizzata da uno staging poco apprezzato, che in effetti poco aveva a che fare con il brano e con l’immagine di Emma. Da quando siamo tornati in gara, comunque, siamo sempre stati in top ten, tranne due volte, con Emma Marrone e con Francesca Michielin; in entrambi i casi a mio parere per degli staging poco convincenti che non hanno reso giustizia ai brani.
Voto delle giurie. Esiste un voto di “vicinato” o di “confine amico”?
Indubbiamente esiste il voto di vicinato, in tal proposito è emblematica la canzone portata dall’Irlanda nel 2008 Irelande douze pointe cantata per altro da Dustin the Turkey, un pupazzo di un programma per bambini, una sorta di Uan oltre mare, che denunciava i voti di blocco. Anche l’Italia ha i suoi sostenitori fissi che quasi sempre ci danno i 12 punti: Albania, Malta… In realtà, però, ci sono stati esempi in cui questo voto di blocco non ha funzionato rivelando spesso sorprese, in particolare penso alla vittoria di Salvador Sobral per ilPortogallo nel 2017, ad oggi il cantante che ha il record di punti presi, sia dal televoto che dalle giurie. In quell’edizione il Portogallo prese i 12 punti da ben 18 giurie e da 12 nazioni al televoto. Non si può certo parlare di voto di vicinanza in questo caso giurie (non il voto da casa) campanilismo da vicini di casa?
Note dell’autore: Salvo Ardizzone, vive a Roma, attivista nel volontariato sociale, si occupa di pittura, fotografia, scrittura e arte pop. Alcune sue opere sono state esposte in diverse gallerie e mostre nazionali.
