Pippo Zeffirelli: custode dell’eredità del maestro del cinema

Nel 1992, per preparare la mia tesi all’Accademia di Belle Arti su Gesù nel Cinema, incontrai il Maestro Franco Zeffirelli a Catania, durante le riprese del film Storia di una Capinera, tratto dal romanzo di Giovanni Verga.

Fu una giornata fantastica ed emozionante, in cui partecipai alle riprese per tutto il giorno, avendo la possibilità di interagire con il maestro per ben due volte, cogliendo l’occasione di raccontargli del mio progetto.

Nel 2022, esattamente 30 anni dopo la tesi dell’AA.BB.AA., mi sono ritrovato dentro il “mondo” di Zeffirelli, visitando il Museo Fondazione Zeffirelli Onlus a Firenze, nel prestigioso Complesso di San Firenze, in Piazza San Firenze, a pochi passi da Palazzo Vecchio e da Piazza della Signoria, della quale è Pippo Zeffirelli Corsi, figlio del Maestro, è Presidente e con il quale ho avuto modo di conversare, raccontandogli, tra l’altro, l’episodio di 30 anni prima.

Per il feeling creatosi e per consacrare l’avvenimento, poi, mi sono adoperato nella creazione di un’opera apposita per la Fondazione, I Zeffiretti (consegnata al Museo, dove è stata posta all’ingresso e facilmente visibile a tutti i visitatori).

Pippo Zeffirelli, in qualità di presidente, coordina tutte le attività e gli eventi della Fondazione, dai corsi ai laboratori agli spettacoli culturali, e racconta che il Museo raccoglie proprio tutto il lavoro di Zeffirelli, dai cimeli, ai premi, dalle foto ai costumi teatrali e cinematografici, realizzati anche da firme prestigiose e poi ancora sale immersive a tema, tra cui, l’ultima aggiunta dedicata a Maria Callas.

C’è anche il rifacimento del suo ufficio della villa sull’Appia, tantissimi plastici e bozzetti disegnati dallo stesso Zeffirelli, e poi la grande sala immersiva dell’Inferno,dove musica, immagini e bozzetti raccontano il progetto mai realizzato del film Inferno, ispirato chiaramente all’opera di Dante.

La parte del museo a cui Il Maestro Zeffirelli era più legato?

Uno degli ultimi sogni del Maestro ero quello di vedere realizzato il suo Museo/Fondazione. Siamo riusciti a fare in modo che lui potesse vederlo completo e, nella sua ultima visita, ci fece i complimenti per il lavoro che eravamo riusciti a realizzare secondo le use precise istruzioni che ci aveva impartito una volta che aveva visitato gli spazi.

Cosa manca ancora al museo? C’è qualche cimelio da recuperare?

La Fondazione, oltre al Museo, consiste in una grossa collezione di libri accumulati durante tutta la sua vita artistica e uno straordinario archivio all’interno del quale ci sono migliaia di disegni, bozzetti, prime idee di vari spettacoli, fotografie di sopralluoghi e di set, cast, copioni nelle varie versioni, fotografie di scena e di attori. Tutto materiale che periodicamente a rotazione viene esposto all’interno del Museo o che viene mostrato al pubblico interessato ad approfondire il lavoro di Zeffirelli.

Quali emozioni gli ospiti, le confidano dopo aver visitato la mostra?

Molto spesso degli ospiti sentono il bisogno di raggiungerci ed esternare le emozioni vissute durante la visita al Museo. Benché molti di loro conoscessero Zeffirelli come regista, molto spesso non erano a conoscenza che fosse anche un talento nel dipingere e disegnare tutto quello che ha realizzato durante il percorso della sua carriera.

Chi viene a vedere il Museo? Appassionati, curiosi, amici Vip?

Il pubblico del Museo è composto da stranieri, turisti e soprattutto scolaresche di ogni ordine e grado.

La Fondazione Zeffirelli non è solo cimeli, disegni e costumi che raccontano la vita artistica del Maestro, ma anche laboratori, corsi e mostre. Chi sono i fruitori di questi corsi?

La Fondazione ha una vasta gamma di attività formative che si rivolge a tutti: a partire dagli studenti di ogni età, dalle scuole primarie fino agli universitari e agli studenti delle Accademie di Belle Arti, sia nazionali che stranieri. I seminari e le masterclass invece si rivolgono a giovani professionisti e ad appassionati e cultori della materia di ogni età.

Pippo, qual è il suo film preferito del Maestro?

Per quanto mi riguarda sono diversi e quasi tutti. Comunque, per rispondere a questa domanda, quelli che amo di più sono Romeo e Giulietta, e Amleto, con Mel Gibson, Jane Eyre e, parlando di film opera, l’Otello.

Noi comuni mortali le Dive le abbiamo viste solo al cinema. Quale attrice amava veramente Zeffirelli come regista e amico? Quale invece la sua?

Zeffirelli ha sempre avuto un rapporto felice con tutte le sue attrici o cantanti, però il rapporto avuto con Maria Callas, Elisabeth Taylor, Cher, Glenn Close era davvero speciale, sia a livello professionale che personale. Tra queste, per mia fortuna, ho avuto un rapporto particolare con Cher, donna straordinaria, di talento e di grande simpatia.

Perché’ il progetto Inferno, a cui la fondazione ha dedicato ampiospazio, non si è realizzato?

L’Inferno è stato un tema al quale Zeffirelli ha dedicato un anno della sua vita per progettarlo, disegnarlo e soprattutto immaginarlo, ma non riuscì a realizzarlo in quanto il produttore non riuscì a trovare sufficienti mezzi per poterlo produrre.

Pippo Corsi predestinato e amante del cinema da sempre e l’incontro con Zeffirelli, rafforza tutto questo. Ma era questo quello che voleva fare da grande?

Ho sempre amato il cinema sin da ragazzino, una passione che col passare degli anni si è sempre più rafforzata. L’incontro con Zeffirelli mi ha dato la possibilità di realizzare questo sogno, facendomi vivere dei momenti altrimenti irrealizzabili.

Abbiamo in comune l’origine siciliana. Le manca la Sicilia? C’è un piatto della nostra regione che le piace cucinare o degustare?

Ho lasciato la Sicilia a 18 anni, tutta la mia famiglia si era trasferita in America in quanto entrambi i miei nonni materni erano nati nel New Jersey, e ci siamo voluti ricongiungere. Per cui i miei ritorni in Sicilia sono stati molto sporadici negli anni. Ho un grande ricordo del periodo vissuto in Sicilia, nel secondo dopoguerra. I miei piatti preferiti sono la caponata e la pasta con le sarde.

Note dell’autore: Salvo Ardizzone, vive a Roma, attivista nel volontariato sociale, si occupa di pittura, fotografia, scrittura e arte pop. Alcune sue opere sono state esposte in diverse gallerie e mostre nazionali.

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